Galleria Patricia Armocida - Milano
LIVIA MARIN, ROBA ROTTA

Inaugurazione martedì 20 Gennaio 2015 ore 19.00 / Opening Tuesday, 20th of January 2015 h.7 pm
fino al 28 Marzo 2015 / until the 28th of March, 2015
LIVIA MARIN, ROBA ROTTA
LIVIA MARIN | Roba Rotta | Opening Tuesday, 2oth of January 2015 from 7 PM

La Galleria Patricia Armocida ha il piacere di presentare la prima mostra personale in Italia dell’artista cilena Livia Marin, dal titolo Roba Rotta, inaugurazione martedì 20 gennaio 2015, ore 19.00.

Per l'occasione, saranno esposte venti sculture in ceramica e resina, trentotto fotografie di piccola e media dimensione con ricamo a filo oro e un’installazione site specific.

Livia Marin impiega oggetti di uso quotidiano per indagare la natura nel nostro rapporto con gli oggetti materiali e la relazione personale che sviluppiamo con essi, in un'epoca dominata dalla produzione di massa, dalla standardizzazione e dal mercato globale.

L’artista si appropria di frammenti di servizi da tè, prodotti industrialmente e caratterizzati da decorazioni seriali stampate meccanicamente, trasformandoli in pezzi unici, preziosi e fatti a mano.

Nelle opere Broken Things, tazze, ciotole, bricchi e vasi appaiono paradossalmente rotti e ancora completi: ciò che contiene e ciò che è contenuto formano una sorta di terzo oggetto indeterminato, sospeso tra formazione e dissoluzione. È il pattern degli oggetti, che rimane e si discosta dal suo luogo d’origine, che esprime l'ambiguità di queste sculture.

Ne è un esempio il motivo ricorrente scelto dall’artista, il Willow Pattern, che si può trovare su moltissime ceramiche prodotte industrialmente.

L’origine di questo motivo ornamentale, che vuole richiamare le decorazioni blu delle antiche porcellane cinesi, è in realtà da ricercare nell’Inghilterra della Rivoluzione Industriale.

Questo pattern fu inventato da un Inglese e, mentre in un’epoca passata le ceramiche blu e bianche venivano associate alla classe aristocratica, oggi è un design inflazionato, quasi un logo, stampato su una quantità enorme di ceramiche che possiamo trovare nei grandi magazzini.

Il Willow Pattern è sostanzialmente un esempio ironico di come il “brand” sia ormai totalmente slegato dal concetto di qualità, come invece era un tempo, della dignità e l’unicità dell’originale, ma anche della sua diffusione su scala universale.

Altro tema fondamentale per Livia Marin è il momento di tensione che oscilla tra la volontà di conservare o scartare l’oggetto danneggiato.

Nei lavori From the Series Broken Things, le foto degli oggetti raffigurati appaiono incomplete. I frammenti delle fotografie, strappate e ricostruite tramite pazienti cuciture delicate a filo d’oro, richiamano la tecnica giapponese di restauro e arricchimento dell’oggetto. Le fratture rappresentano il fato e la perdita, che vengono colmati riparando e conservando l’oggetto.

Sia l’atto del fotografare che il “rammendo”, dove l’oro recupera ciò che è assente o perso, rappresentano metaforicamente la Memoria.

Attraverso un'altra serie, Nature Morte, l’artista si appropria di alcuni codici della Vanitas seicentesca. Reinterpreta questo filone artistico esplorando la gerarchia degli oggetti, analizzando il loro ordine spaziale, sociale e politico, secondo il valore personale che hanno acquisito con il passare del tempo.

In un mondo abituato e gettare via compulsivamente, queste opere ci ricordano con forza che in nessun modo la cultura materialista può sottrarsi alle connotazioni ideologiche della qualità.

Biografia

Livia Marin (Santiago del Cile, 1973) vive e lavora a Londra.

Il suo lavoro, scultoreo e installativo, è caratterizzato dall’appropriazione di oggetti di produzione di massa.

L’origine della sua ricerca è stata influenzata dal contesto politico e sociale del Cile degli anni Novanta, che transitò da diciassette anni di dittatura militare, sotto il brutale regime di Pinochet, a una democrazia dominata da estreme riforme economiche neoliberiste, non meno dispotiche e autoritarie. Quello che seguì fu una grande ondata di privatizzazioni e liberalizzazioni, che cancellarono manufatti locali preesistenti nel Paese, importando nuova merce standardizzata dal mercato globale.

L’artista riflette su come ci relazioniamo agli oggetti, in una società materialista culturalmente influenzata dalla globalizzazione e su come le nostre identità siano conformate da beni imposti dal consumismo.

Il rapporto intimo, quotidiano, di attaccamento che il proprietario può creare con l’oggetto, fa assumere ad esso una nuova fase di significato. Da oggetto di consumo a consumo dell’oggetto,  concetto che ribalta l’alienazione indotta dal consumismo, mettendo in pericolo i dettami del mercato.

 Marin ha esposto sia nel nativo Cile che internazionalmente. Tra le mostre recenti ricordiamo: “Faltas/Faults”, Galería Patricia Ready, Santiago, Chile; “Nomad Patterns”, Eagle Gallery, London; “El lugar de lo invisible”, Sala Gasco, Santiago, Chile; “Nature Morte”, House of propellers, London; “Manuf®actured: The Conspicuous Transformation of Everyday Objects”, Museum of Contemporary Craft, Portland, Oregon, USA ; “Tectonic Shift: Contemporary Art from Chile”, Saatchi Gallery, London; “Poetics of the Handmade”, The Museum of Contemporary Art (MOCA), Los Angeles, USA; “Maximinimalist”, Institute of Visual Arts (Inova), Milwaukee, USA; “Multiplication”. Museum of Contemporary Art, Santiago, Chile; “IV Bienal MERCOSUR”, Puerto Alegre, Brasil.  

 

 PRESS RELEASE

Galleria Patricia Armocida is pleased to present the first solo exhibition in Italy by Chilean artist Livia Marin entitled Broken Things, opening on Tuesday, January 20th 2015 at 7:00 PM.

The exhibition will include over twenty ceramic and resin sculptures, thirty-eight small and medium format photographs embroidered with gold thread, and a site-specific installation.

Livia Marin utilizes everyday objects to explore the nature of how we relate to material objects and the relationship we develop with them in an era dominated by mass-production, standardization, and global circulation.

The artist appropriates fragments of tea sets, industrially produced and characterized by mechanically printed serial decorative patterns, turning them into unique, precious handcrafted pieces.

In the work Broken Things, teacups, bowls, pitchers, jars appear paradoxically broken yet complete: thus what contains and what is contained form a sort of third indeterminate object suspended between formation and dissolution. It is the decorative pattern of the objects, which both remains in and departs from its common place, that maintains the ambiguity of these objects.

One such example is the recurring pattern used by the artist, the Willow Pattern, which can be found on many commercially produced ceramics. The origin of this decorative motif, reminiscent of ancient Chinese blue and white pottery, actually hails back to England during the Industrial Revolution.

This pattern was invented by an Englishman and while in previous eras blue and white ceramics were associated with aristocracy, now this patterns has fallen into overuse, has become somewhat of a logo printed onto mass quantities of ceramics found in any department store.

The Willow Pattern is essentially an ironic example of how this “brand” has now become completely decoupled from any guarantee of the quality it once stood for and of the dignity and uniqueness of the original pattern, and also of its universal dissemination.

Another fundamental theme for Livia Marin is the moment of tension between wanting to keep or discard a broken object.

In the work From the Series Broken Things, photos of objects appear incomplete. The fragments of photographs, torn and patiently pieced back together with gold thread, are reminiscent of the Japanese technique for restoring and embellishing objects. The fractures represent fatality and loss and they are filled by repairing and saving the object.

Both the act of photographing and the act of “darning”, where gold recuperates that which is absent or lost, metaphorically represent memory.

In another series, “Nature Morte”, the artist appropriates certain codes of seventeenth century vanitas still lifes. She reinterprets this artistic genre by exploring the hierarchy of objects, analyzing their spatial, social, and political orders, based on the personal value they’ve acquired throughout time. In a world accustomed to compulsively buying and binning, these works are a powerful reminder that no part of material culture can escape the ideological connotations of value.

Biography

Livia Marin (Santiago de Chile, 1973) lives and works in London.

Her work is characterized by the appropriation of mass-produced objects and was initially informed by the social and political context of Chile in the 1990s, that transitioned from seventeen years of dictatorship under Pinochet’s brutal regime, to a democracy dominated by extreme neo-liberal economic reforms, no less authoritarian and despotic. What followed was a huge wave of privatization and liberalization which destroyed the country’s existing local artisans while importing standardized goods from the global market.

The artist ponders on how we relate to objects in a materialist society culturally influenced by globalization and on how our identities are designated through the material tokens derived from consumerism.

The intimate, daily relationship, the strong attachment that may develop between the owner and the object allows it to enter a new phase of signification. From consumer object to consuming the object, a concept which overturns the alienation induced by consumerism, posing a threat to the dictates of the market.

 Marin’s work has been shown in her native Chile as well as internationally. Recent exhibitions include: “Faltas/Faults”, Galería Patricia Ready, Santiago, Chile; “Nomad Patterns”, Eagle Gallery, London; “El lugar de lo invisible”, Sala Gasco, Santiago, Chile; “Nature Morte”, House of Propellers, London; “Manuf®actured: The Conspicuous Transformation of Everyday Objects”, Museum of Contemporary Craft, Portland, Oregon, USA ; “Tectonic Shift: Contemporary Art from Chile”, Saatchi Gallery, London; “Poetics of the Handmade”, The Museum of Contemporary Art (MOCA), Los Angeles, USA; “Maximinimalist”, Institute of Visual Arts (Inova), Milwaukee, USA; “Multiplication”. Museum of Contemporary Art, Santiago, Chile; “IV Bienal MERCOSUR”, Porto Alegre, Brazil.

Coordinate della mostra
Artista: LIVIA MARIN (presente all'inaugurazione)
Titolo: ROBA ROTTA
Date: January 20 - March 28, 2015
Inaugurazione: Inaugurazione martedì 20 gennaio 2015, ore 19.00/Opening January 20, 2015 h 7pm
Presso: Galleria Patricia Armocida, via Lattanzio n°77 Milano
Orario: dal martedì al sabato, 11.30-13.00 / 15.30-19.00
Ingresso: Free Entry
Info: +39 02 36519304/ +39 339 7291034

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Ufficio stampa: Galleria Patricia Armocida

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